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    28 February

    La città della pioggia capitolo 2

     
    cap. 2 Quella mattina
     
    Sveglio... il suono del telefono mi aveva svegliato ed è un vero
    peccato perché stavo dormendo beatamente, maledetto telefono, avrei
    dormito tutta la mattinata se non avessi suonato. Squilla ancora, ed
    io lo lascio squillare, chi mi ha svegliato doveva avere una buona
    ragione per farlo e quindi avrebbe aspettato... Eliza dormiva
    ancora, il suono del telefono non sembrava turbarla, ma non volevo
    che si svegliasse, quindi mi decisi a rispondere al telefono.
    Mi siedo sul bordo del letto e alzo la cornetta pronto a ricevere
    la prima cattiva notizia di giornata.
    - chi diavolo è?
    - sono io!
    Non riconobbi la voce all'altro capo del telefono, e il fatto che
    avesse detto "sono io" non mi aiutò a capire con chi stavo parlando.
    - io, chi?
    - non mi riconosci, sono la talpa.
    Buio totale, stavo per perdere la pazienza ed attaccare la cornetta.
    - la talpa... senti, io non conosco nessuna talpa!
    - sei sicuro David, non conosci nessuno che può darti preziose
    informazioni, ad un buon prezzo, su colui che comanda la città della
    pioggia.
    Bingo... era il mio informatore, un poco di buono, ma sapeva
    tutto su Jackson, colui che comandava questa sporca città, anzi
    sapeva tutto di tutti, e questo sarà sicuramente il motivo di una sua
    più che probabile prematura morte.
    - Ah, sei tu... ma perché hai detto di chiamarti talpa?
    - non vorrai che usi il mio vero nome, non mi fido di te, sei sempre
     un poliziotto!
    - fai bene a non fidarti... comunque, cosa vuoi da me?
    - so qualcosa che potrebbe interessarti...
    - avanti spara, sono tutto orecchi!
    - no, non al telefono mio caro.
    - e come vorresti dirmelo, vuoi usare la telepatia, va bene sono pronto
    comincia!
    - non fare lo spiritoso, ci sono tanti poliziotti giù al distretto
    che pagherebbero meglio di te per avere queste informazioni, quindi
    non farmi incazzare.
    Mi divertiva farlo incazzare, ma quelle informazioni erano troppo
    importanti per me quindi la smisi con le cazzate.
    - scusa.
    - O.K. , adesso ascolta, ti dico dove ci vediamo.
    - aspetta un attimo, devo controllare una cosa prima, resta in linea.
    - sbrigati.
    Poso la cornetta sul letto e mi avvicino lentamente ad Eliza,
    le sussurro alcune parole nelle orecchie per vedere se fosse sveglia,
    ma non ottengo nessuna risposta, riprovo ripetendo un paio di volte il
    suo nome con tono di voce più alto... ancora niente, evidentemente
    dormiva ancora, ed era quello che speravo. Dormi mia cara, dormi...
    certe cose è meglio non saperle. Prendo la cornetta del telefono
    e riprendo la conversazione dal punto in cui l'avevo interrotta.
    - Talpa, ci sei ancora?
    - certo che ci sono, posso dirti tutto ora?
    Presi una penna e il bloc-notes dal cassetto de mio comodino, pronto
    a segnarmi tutte le informazioni necessarie.
    - sono pronto.
    - allora, ci incontriamo stasera alle 22.00, nel vicolo dei marinai,
    quello vicino al porto.
    Segnai tutto.
    - 22.00... vicolo dei marinai vicino al porto... segnato!
    - Bravo David, ci incontriamo li e ti dirò tutto quello che devi
    sapere, mi raccomando pagamento in contanti.
    - puoi contarci.
    - a stasera allora.
    Attacco la cornetta dopo che la talpa ha fatto lo stesso, mi alzo
    dal letto e comincio a vestirmi. La mia grande occasione, stasera
    riuscirò a sapere qualcosa che mi faccia incastrare Jackson, quel
    bastardo ha controllato questa città per troppo tempo, è ora di
    cambiare. Mi accosto ad Eliza che, beata lei, dorme ancora. Lei è
    sicuramente la donna più bella che io abbia mai incontrato, penso ci sia
    un limite per quanto una donna possa essere bella... beh lei l'aveva
    abbondantemente superato.
    Le accarezzo i capelli e le bacio la fronte, forse da domani potrò
    renderti una donna felice, non dovrai più fare quello che fai adesso,
    domani sarà tutto finito. Non meriti di fare questo lavoro, tu sei
    diversa da tutte le altre, hai solo conosciuto le persone sbagliate,
    ed io finora non ho potuto fare niente per aiutarti... se non pagarti
    il doppio di quello che mi hai sempre chiesto, per farti passare alcune
    ore in maniera diversa da come le passi con me.
    Prendo i soldi dal portafogli e li lascio sul comodino, prendo il
    soprabito e esco dall'appartamento.
    Devo parlare con qualcuno di quello che farò stasera, devo coprirmi le
    spalle, nel caso qualcosa dovesse andare storto... Zack... si chiamerò
    lui, è un amico, è l'unica persona di cui possa fidarmi.
     
    Fabio Napolitano
    10 January

    La città della Pioggia cap.1

    Appuntamento nella nebbia
     
    La chiamano la città della pioggia, beh non si può certo dire che non
    sia un nome piuttosto azzeccato, visto che non vedo il sole da circa
    una settimana, ma oggi, incredibile ma vero, nella città della pioggia
    non piove. Ovviamente non c'è neache il cielo sereno con una
    bellisima luna e tante stelle splendenti, sarebbe troppo, a
    tenermi compagnia invece c'è uno strato di nebbia che non mi permette
    di vedere a più di un metro dal mio naso con i fari della macchina
    accesi. Aspettare... ho aspettato tutta la mia vita un occasione per far
    vedere a tutti che valgo qualcosa e stasera quella occasione si sta per
    presentare... aspetterò... oh si che aspetterò, è la mia grande
    occasione e non me la lascerò sfuggire!
    Guardo continuamente l'orologio, sono arrivato in anticipo
    all'appuntamento e l'attesa si faceva snervante. Prendo una sigaretta,
    è l'ultima del pacchetto, l'accendo e comincio a fumare nel
    tentativo di ingannare l'attesa.
    Maledetta nebbia, quasi preferivo la pioggia, però devo ammettere che
    non tutti i mali vengono per nuocere, con questa nebbia nessuno può
    vedermi parlare con il mio amico, e si sa, zero testimoni uguale
    zero problemi.
    L'orario fissato per l'appuntamento è passato già da alcuni minuti,
    non guardò più l'orologio, sono sicuro che da un momento all'altro
    lui arriverà. Mi faccio l'ultimo tiro di sigaretta e la getto fuori
    dal finestrino, comincio a battere freneticamente le dita sul volante
    per passare il tempo e guardo per l'ultima volta l'orologio, comincio
    a pensare che la mia grande occasione non sarebbe più arrivata.
    Il silenzio viene rotto dal rumore di una macchina che procede
    lentamente nella mia direzione, ma dal parabrezza della mia macchina
    non riesco a vedere granché, fino a quando non mi apparvero chiari e
    splendenti due fari che si bloccano ad una decina di metri dalla
    mia macchina, dopo qualche secondo i fari si spengono.
    Sei arrivato finalmente, meglio tardi che mai, beh andiamo a sentire
    cosa hai da dirmi, e spero che sia qualcosa di veramente prezioso.
    Scendo dalla macchina e chiudo la portiera dietro di me, avevo
    lasciato i fari della macchina accesi cosi che il mio amico mi
    avrebbe raggiunto più facilmente. Mi fermo davanti alla macchina e
    prendo dalla tasca del mio soprabito un pacchetto di sigarette nuovo,
    lo apro e tiro fuori una sigaretta.
    - questa roba finirà per uccidermi!
    - bang!
    Un colpo d'arma da fuoco riecheggia nella nebbia sempre più
    fitta, lascio cadere la mia sigaretta e mi poso la mano sul petto
    perforato all'altezza del cuore... ero stato colpito.
    Mi accascio sul cofano della macchina e scivolo giù, fino a sedermi
    per terra.
    Sembrerebbe la mia fine, il torpore mi impedisce ogni movimento,
    nessun dolore, nessun rimpianto... questa era la mia grande occasione,
    non sarei potuto andarmene in modo migliore... le palpebre stanche
    tendono a chiudersi, inutile resistere, sto morendo... ma va bene...
    Chiudo gli occhi e lascio cadere la testa, nessuna traccia
    di chi mi ha sparato, da lontano un rumore di sirene si fa sempre
    più forte, ma dopo pochi secondi non riesco più a sentirlo.
     
    Fabio Napolitano